Legno e tufo. E quindi calcio e sabbia. Tutti insieme, i primi come ossature, i secondi come impasto e  modellati dalle uniche, straordinarie e magiche mani di Lorenzo Vaccaro e Giuseppe Troise. Due grandissimi artisti del ‘600 che realizzarono stucchi ad altorilievo nelle cappelle della chiesa di Gesù delle Monache e la cui eccezionale bellezza riemerge grazie all’accurato restauro di una impresa partenopea con i fondi dell’otto per mille statali.  E’ un tripudio di figure, festoni e frutta  tra i più pregevoli apparati plastici realizzati a Napoli  nel corso del XVII secolo, che coniugano caratteri opulenti e barocchi con elementi di grazia e delicatezza che saranno i prodromi della cultura rococo.  Restaurati anche i dipinti delle cappelle. Uno scrigno ritrovato in silenzio che è stato presentato al pubblico grazie alla iniziativa del Soprintendenza del Polo Museale di Napoli,  ‘Capolavori da riscoprire in città: conversazioni con i curatori’, che propone oramai da due anni una volta al mese un luogo da scoprire o riscoprire. Il tesoro d’arte comprende anche arazzi e pavimenti straordinari. Lo sguardo si perde in una miriade di preziosi.  Il sito conserva anche la tomba di Santa Sabbazia, patrona delle partorienti martire cristiana ai tempi dell’imperatore Decio, nata in Nicodemia, e proclamata santa da Pio VII, il cui corpo è deposto in una delle cappelle laterali.

Questa chiesa  –  ha spiegato Laura Giusti della Soprintendenza del Polo Museale – E’ una sintesi perfetta di opere notevoli sia per quanto riguarda i dipinti che gli stucchi. E proprio quest’ultimi sono stati restituiti alla loro originaria condizione grazie ad un intervento di restauro appena concluso sull’apparato decorativo delle prime cappelle, che ha riportato alla luce l’originaria plasticità degli stucchi, malamente ricoperti da ridipinture e integrazioni, riscoprendo  il modellato e la delicata policromia dell’insieme”.

La chiesa del Gesù delle Monache, inserita in un tessuto urbano che sin dal XVI secolo era caratterizzato da un’alta densità conventuale, presenta una tipica architettura contro riformata, a navata unica con cappelle laterali e breve transetto e un ricco apparato decorativo.

Nella chiesa si trovano pregevoli testimonianze della pittura napoletana di cultura tardo manierista, con opere di Criscuolo, Lama, Santafede, inserite oggi in un contesto che, come la maggior parte delle chiese napoletane, è stato profondamente trasformato nei secoli successivi, quando la committenza di opere d’arte costituiva veicolo per affermare l’importanza di monasteri e conventi.  La chiesa era parte di un più ampio complesso francescano con un convento annesso.

Negli ultimi decenni del ‘600 la chiesa fu oggetto di un radicale rinnovamento, con la realizzazione del nuovo soffitto cassettonato, della straordinaria cupola ellittica che dilata lo spazio absidale, geniale creazione di Arcangelo Guglielmelli e, soprattutto, del ricco apparato decorativo delle prime quattro cappelle che, oltre a dipinti dei più importanti maestri napoletani, Luca Giordano, Francesco Solimena, Paolo de Matteis.

 

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