Galleria Toledo sul palcoscenico gli studenti dell’Accademia

L’Accademia di Belle Arti di Napoli inizia il 2016 proponendosi alla città con un nuovo importante evento. A partire da martedì 12 fino a domenica 17 gennaio andrà in scena al Teatro Stabile d’Innovazione Galleria Toledo, il progetto teatrale “Il calapranzi” dello scrittore – commediografo inglese Harold Pinter interamente realizzato dalla scuola di Scenografia dell’Accademia. L’iniziativa è il risultato della fruttuosa collaborazione instaurata con la Galleria Toledo – Teatro Stabile d’innovazione e l’Associazione culturale AULA 105.

Lo spettacolo, in scena dal 12 gennaio,  è il primo progetto didattico a cura della scuola di scenografia dell’Accademia di Belle Arti di Napoli, realizzato dal prof. Tonino Di Ronza, che si trasforma in una reale esperienza professionale per tutti gli allievi coinvolti nell’ ideazione, nella progettazione e nella realizzazione dello spettacolo.

Grazie all’intensa collaborazione con attori professionisti come Agostino Chiummariello e Marcello Romolo, gli studenti hanno avuto modo di partecipare a un lavoro teatrale di altissimo livello, confrontandosi da vicino con metodi e tecniche specifiche del mondo dello spettacolo.
L’iniziativa è parte di un programma da tempo attuato dall’ Accademia di Napoli, incentrato sulla sinergia con il territorio e sulla crescita professionale degli allievi.
La collaborazione con Galleria Toledo nasce dalla consapevolezza dell’importanza per un’istituzione culturale e formativa come l’Accademia di agire come parte attiva e propositiva all’ interno della città, costruendo azioni di partenariato e collaborazioni orientate allo sviluppo di attività culturali.
Quando affronti la prima lettura di un testo di Pinter risulta complessa quanto quella di Beckett, ma è indiscutibile che, proprio dopo la prima indagine, si riconoscano fortemente i segni di una persistente inquietudine che ti proponi di mantenere e costantemente controllare man mano che il progetto si delinea negli elementi che determinano la messa in scena.
In origine, vuoi anche le ovvie radici e abitudini professionali, sono le stanze e i luoghi del suo teatro, contenitori instabili che fisicamente determinano sospensione, un apparente vuoto dove i personaggi ”vite esteriormente comuni” attraverso i propri comportamenti ,il relazionarsi attraverso il tessuto drammaturgico intriso di fantasie perverse, mostrano la loro difficoltà di esistere. Personaggi abitati dall’assurdo, imperfetti e mediocri, terribilmente autentici e al contempo irresistibilmente ironici e paradossali.
Le tematiche sull’esistenza legate ad una insensata vita condotta in un mondo senza valori, in un microcosmo senza alcuna possibilità di sbocchi, le contraddizioni, le mezze parole, quello che si pensa o appena accennato, causano costantemente dubbi e perplessità verso chi vede e ascolta.
La velocità e il ritmo imposto dai dialoghi, gli spazi dei silenzi, assumono in Pinter una concisione attenta, una brevità fluidità, un movimento deciso. Un teatro sintetico, privo di ornamenti, dove l’incertezza esistenziale si salda con i silenzi e le pause in ognuno dei personaggi che vivono la claustrofobica scena.
Situazioni equivoche che sfociano paradossalmente nell’ ambiguo linguaggio imposto dal testo mantenuto integro ma plasmato sugli interpreti Marcello Romolo e Agostino Chiummariello che rispondono ai meccanismi aggressivi, di apparente improbabile appartenenza, con sicura personalità e libertà creativa.

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