Franco Mancusi, un uomo giornalista

Da grande quale eri, ti occupavi dei ‘piccoli’ colleghi. Sempre. Non era una questione anagrafica ma di essere sempre al fianco di tutti concretamente. Io ne ho la prova. Nel 2012, hai scritto la prefazione al mio libro ‘Scrigni ritrovati’, edito da Loffredo, e con entusiasmo e convinzione mi raccontavi di volerne comprare copie per regalarlo. Eri così un giornalista di razza, ma soprattutto un uomo straordinario, un amico presente ed una persona vera. In queste ore, durante le quali in molti spargono lacrime, e ti ricordano come giornalista de ‘Il Mattino’ ed appassionato della tua terra i Campi Flegrei, del mare, delle vicende Vesuvio e della lirica, io voglio invece  ricordarti come un vero unico grande Uomo Giornalista, la cui penna sapeva varcare e presentare ogni confine. Uomo Giornalista. Sembrerebbe una definizione scontata. Credetemi non lo è. Ci sono tantissimi giornalisti, ma pochissimi uomini giornalisti ( e qui uomo lo uso in senso non di genere ma di essere umano).  Tu eri tutto insieme: un Uomo Giornalista. Accompagnavi ogni tuo gesto con la lealtà, la dignità e l’amore per la verità, il rispetto per le persone, per i colleghi e sopratutto sapevi fiutare la notizia con la sensibilità, la competenza e la voglia di scriverla per  farla conoscere.

La tua fame era di conoscenza per dire ai tuoi lettori come stavano effettivamente le cose, e come sarebbero potute essere se politici realmente accorti avessero preso delle decisioni specifiche. Null’altro. Onestà estrema, infinita e generosa.  Onestà che in alcune occasioni ti ha portato a rimettere soldi di tasca tua, quando avrebbero dovuto farlo altri, oppure a non essere chiamato ad incarichi che ti sarebbero spettati di diritto, perché il territorio campano ne avrebbe tratto soltanto benefici. Io  lo so e posso scriverlo.

La tua cultura era sconfinata: prendevi spunto dalle vicende storiche della terra calcarea, dove bambino giocavi, per raccontare un mondo fantastico che era esistito ed alla cui grandezza tu speravi di riportarlo. E le tue speranze erano tali che avevi persino precocemente abbandonato il ‘tuo’ Mattino per dedicarti anima e corpo all’Azienda di Soggiorno e turismo di Pozzuoli. Cosa che avevi egregiamente fatto, una delle tante cose che hai superbamente fatto. Ma in pochi, in quei momenti ti sono stati lealmente accanto. Tu sei andato avanti con forza, determinazione e coraggio. Infinito coraggio. Anche in questi ultimi e difficili anni.

Ci sarebbe da scrivere altro ma già mi immagino la tua voce ‘Elisabetta dieci righi bastano’.  Ne ho scritte di più e ne vorrei scrivere altre. Termino, abbracciando la donna straordinaria che hai avuto accanto, la luce che ti illuminava nei momenti bui, Enrica.

Non pubblico una tua foto. Ma il tuo mare dei Campi Flegrei. Ciao Amico.

 

 

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