Ai primi dell’800, Piazza Mercato non era come la conosciamo noi.
L’enorme quinta di cemento di Palazzo Ottieri non l’aveva divisa in due e lo spiazzo, aperto sul mare era ben maggiore. E di maggiore importanza, se si pensa che, in assenza del “Rettifilo”, Napoli non aveva altre “luci” fino al Maschio Angioino.
Un luogo adatto alle esecuzioni: ne ha ospitate tante.
L’ 11 novembre del 1806, a mezzogiorno, toccò a Michele Pezza, alias Fra’ Diavolo: morte per impiccagione! Aveva solo 35 anni Michele Pezza, chiudeva cosi una vita a dir poco “avventurosa” ma apriva una leggenda che dura ancora ai giorni nostri. Da galeotto a fuciliere borbonico, da brigante a capomassa, da capitano di fanteria a ricercato numero uno. In un’epoca in cui il passaparola era la fonte principale di informazione, le sue gesta divennero ben presto mito.
La vita di Fra’ Diavolo è stata romanzata da tanti scrittori, messa in musica, raccontata in vari film: c’è n’è pure uno con Stanlio ed Ollio! Ma la letteratura ed il cinema non hanno un buon servizio alla sua memoria, ricordandolo, più ancora che come “brigante” nell’accezione negativa, come un feroce bandito raccontato con toni comici e romantici.
Frà Diavolo nacque in una casa del centro storico di Itri, oggi in provincia di Latina, ma allora in “Terra di Lavoro”, secondo di dodici figli di un mulattiere.
Il suo appellativo “Fra’” è dovuto, al saio da fraticello che indossava per un voto, fatto dalla madre a San Francesco di Paola in seguito ad una grave malattia; “Diavolo” invece, è riferito alla estrema irrequietezza che dimostrò fin da fanciullo
Questa irrequietezza si espresse al meglio nella carriera militare prima e nella guerriglia legittimista poi. Fu durante le due invasioni francesi che le sue doti di combattente furono esaltate tanto da diventare il più amato dal popolo tra i sudditi di Re Ferdinando IV di Borbone e il più temuto avversario delle truppe francesi.
Nel 1799, nella trionfale marcia del Cardinale Fabrizio Ruffo che, dalla Sicilia, parti sotto le insegne della Santa Fede e il patrocinio di Re Ferdinando IV, alla riconquista del Regno di Napoli, Fra’ Diavolo fu punto di riferimento sulla terra ferma.
Nel 1806 quando le truppe napoleoniche marciarono verso Napoli, lo spirito guerriero e “brigantesco” di Fra Diavolo venne risvegliato, ma stavolta con minore fortuna: la rivolta che organizzò venne soffocata nel sangue dalle truppe francesi. Ne seguì una lunga caccia al pericoloso bandito, guidata dal generale francese Hugo (il padre dello scrittore), che contribuì alla sua leggenda. Fra Diavolo fu un avversario fiero e determinato che utilizzo travestimenti e stratagemmi per sfuggire ai francesi
Lo catturarono a Baronissi, solo ed esausto, dopo aver fatto terra bruciata tra i suoi seguaci.
Fu impiccato con indosso la divisa di brigadiere dell’esercito borbonico, e il suo corpo venne lasciato molte ore bene in vista, in Piazza Mercato, come monito alla popolazione.

Fra’ Diavolo fu il primo “brigante”. Tale termine, infatti, era all’ordine del giorno, in quel periodo per i rapporti militari dei francesi, e per la stampa che vi si era adeguata. Sono trascorsi duecentonove anni ed in pochi si ricordano di questo personaggio per le gesta in favore del suo popolo e della sua terra.

foto di Giuseppe Nuzzo 

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