foto Antonio Del Gatto Crocifisso

foto Antonio Del Gatto Crocifisso

Festa il Beato Vincenzo Romano.

Le celebrazioni si sono concluse, nella Basilica Pontificia di Torre del Greco, le Celebrazioni in onore del Beato Vincenzo Romano. La Basilica era gremita di fedeli, accorsi da Torre del Greco, da Melito, ma anche dai vicini paesi vesuviani. La Cerimonia finale è stata concelebrata da Mons. Armando Dini, Arcivescovo Emerito di Campobasso, insieme al Parroco della Basilica, Don Giosue Lombardo, ed altri sacerdoti della Diocesi, introdotta dal suono delle zampogne per la concomitanza con l’inizio della Novena all’Immacolata Concezione. Al termine della Celebrazione, fuochi d’artificio.
Napoli Post, grazie alle foto forniteci da Antonio del Gatto, fornisce ai suoi lettori un reportage fotografico dell’evento.

foto Antonio Del Gatto particolare

foto Antonio Del Gatto particolare

CHI ERA VINCENZO ROMANO

Lo possiamo definire come il Beato della tenacia e della bontà per la sua generosità con i poveri e gli emarginati. Un modello di volontà per tutti. Il susseguirsi di molte prove avrebbe potuto scoraggiarlo dal suo diventare sacerdote: la reticenza del padre che voleva di lui far diventare un bravo orefice, le difficoltà di essere ammesso al Seminario di Napoli, già troppo “pieno” di aspiranti sacerdoti provenienti da Torre del Greco. Ma con tenacia nel lavoro e nella preghiera, egli trionfò su tutti gli ostacoli e i limiti. Seguì gli studi presso il Seminario di Napoli, dove godette degli insegnamenti di Sant’Alfonso Maria de Liguori. Fondò una scuola gratuita per i giovani torresi, vigile nell’educarli con senso del dovere e della responsabilità, e aprì una scuola particolare per gli aspiranti al sacerdozio, applicando la regola che in una sua massima: “Volesse Iddio che si osservassero le regole del Seminario, perché quelle sole basterebbero a fare un santo” Professava la Fede con la preghiera, la povertà, e l’umiltà, sino a rinunciare a se stesso. Della sua pratica apostolica della “sciavica”, con cui si fermava per le strade di Torre del Greco e richiamava i popolani attorno al Crocifisso che aveva tra le mani, per esortarli alla preghiera, convertendoli, abbiamo già avuto occasione di parlarne. Sempre stato vicino ai suoi concittadini, sia durante i disordini politici, che durante le eruzioni del Vesuvio. Il suo impegno, tanto e tale che veniva soprannominato il “celebre faticatore” e “operaio instancabile”, era rivolto anche alle questioni economiche e sociali esistenti tra gli armatori delle coralline ed i marinai che affrontavano la fatica e i rischi della pesca, tra i “cambisti” e gli armatori, protagonista per liberare i torresi caduti in schiavitù dei corsari barbareschi, per eliminare i luoghi dove la malavita comune ed organizzata poteva svilupparsi per sporche faccende.
Per questo e tant’altro che Vincenzo Romano è divenuto “quasi Santo”, e così ,a Torre del Greco, a Melito, ma anche a Napoli tra i suoi fedeli di adozione, fino ad arrivare in Africa, si “vive” tanto di lui, della sua dottrina e dei suoi insegnamenti, perché, come diceva il teologo Erasmo da Rotterdam, il miglior modo di onorare i santi è di imitarli.

 

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