Il prossimo 23 marzo, 250 reperti archeologici, provenienti dagli ultimi scavi effettuati nei siti archeologici del Vesuvio, in particolare, Ercolano, saranno esposti in uno dei più importanti musei del mondo il British Museum. E’ una mostra senza precedenti che ricostruisce attraverso particolarissimi oggetti la vita quotidiana dei romani, che racconta cosa facevano romani e romane all’interno delle loro case. A definirla unica è lo stesso British Museum che sottolinea: “This exhibition will be the first ever held on these important cities at the British Museum, and the first such major exhibition in London for almost 40 years”. La mostra dal titolo Life and death in Pompeii and Herculaneum è sponsorizzata dalla Goldman Sachs ed espone all’estero per la prima volta oggetti che non hanno mai lasciato il museo Archeologico di Napoli e gli Scavi Archeologici di Pompei ed Ercolano e che addirittura non sono mai stati esposti in pubblico. Il percorso espositivo sino al 29 settembre 2013testimonierà come i romani arredavano le loro case: un cesto da biancheria, una panca da giardino ed una culla per neonato saranno tra i pezzi eccezionali che la Campania esporrà in Inghilterra per raccontare il suo glorioso passato. In vetrina oggetti che spiegano come uomini d’affari, donne potenti, schiavi liberati e bambini vivevano. Tra i reperti più preziosi un dipinto che mostra il fornaio Terentius Neo con sua moglie, persone comuni che erano anche alfabetizzate.

A Napoli, intanto, a testimonianza delle attività di scavo recentemente effettuate ad Ercolano, il via ai restauri di una delle più importanti scoperte effettuate negli ultimi anni: il tetto in legno che ricopriva il Salone dei marmi della Casa del rilievo di Telefo. Al di sotto di uno strato di fango solidificato dell’eruzione del 79 d. C., è stato rinvenuto un intero tetto romano, con le assi e le travi ancora perfettamente conservati, e una serie preziosa di elementi decorativi del controsoffitto del vasto ambiente. Un protocollo di intesa fra la Soprintendenza di Napoli e Pompei, la British School, il Museo fiorentino di Preistoria, il dipartimento di chimica dell’Università di Pisa e l’Istituto per la valorizzazione del legno del Cnr ha consentito la messa a punto delle metodologie di intervento.

A Castellammare di Stabia, invece, in questi giorni sono in mostra alcuni reperti rinvenuti nel corso degli scavi condotti negli ultimi 13 anni. La mostra,Stabiae svelata, nasce come occasione di promozione e di valorizzazione del patrimonio archeologico dell’antica Stabia, la terza località sepolta dall’eruzione del Vesuvio nel 79 d.C. assieme a Pompei ed Ercolano, il cui territorio anticamente si estendeva negli attuali comuni di Castellammare di Stabia, Gragnano, Santa Maria la Carità, Sant’Antonio Abate, Casola di Napoli e Lettere. Di questo grande patrimonio sono oggi fruibili per il pubblico tre ville residenziali appartenute a esponenti dell’aristocrazia romana del I sec. d.C., ubicate in località Varano ed una villa rustica nel comune di Sant’Antonio Abate.

 

 

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