Per gli appassionati della fumettistica, in particolare per i fan di Dylan Dog, appuntamento in edicola il 29 gennaio 2015, con l’esordio nella collana principale della sua nuova serie rinnovata: John Ghost  protagonista dell’albo Dylan Dog n.341, intitolato “Al servizio del caos”, una storia ricca di riflessioni politiche e citazioni multimediali scritta da Roberto Recchioni, attuale curatore della testata nonché creatore di John Ghost.

Per ridefinire l’universo di Dylan Dog, restituendogli la carica eversiva che lo aveva contraddistinto a cavallo tra gli anni Ottanta e i Novanta, la Sergio Bonelli Editore ha coinvolto i suoi migliori  sceneggiatori e artisti. E tra questi ultimi non poteva mancare Daniele Bigliardo, disegnatore napoletano che, per l’occasione, è riuscito a infondere nel suo stile grafico un’impronta ancora più spettacolare, ricca di chiaroscuri e tocchi manieristici.

Daniele Bigliardo, disegnatore, nasce a Napoli il 16 febbraio 1963. Appena diciassettenne, lavora con il regista teatrale Mario Martone, allestendo scenografie per il suo gruppo teatrale “Falso Movimento”, da cui nascerà “Teatri Uniti”. Fonda, all’inizio degli anni Ottanta, l’agenzia pubblicitaria “En plein air” (il cui nome alludeva alla cronica mancanza di una sede stabile), più o meno in coincidenza con le prime esperienze in campo fumettistico, maturate nel circuito amatoriale di fanzine come “Trumoon” e “Linea Chiara”. Nel 1993, è la volta del debutto vero e proprio, con la realizzazione per la Dardo dell’albo speciale di “Gordon Link” intitolato “Phantasmagoria”, cui segue per la Universo il personaggio di “Billiteri”, poi titolare di una testata tutta sua, chiamata “Billiband” (testi di Giuseppe De Nardo). Per la Bonelli, Daniele Bigliardo esordisce con “Il canto della sirena” pubblicato nel Dylan Dog Gigante n. 5, (testi di Pasquale Ruju). Oltre che di fumetti, il disegnatore napoletano si occupa anche di grafica tridimensionale.

Il disegnatore  napoletano con un fitto tratteggio restituisce a Londra un’atmosfera che non è andata perduta nemmeno con la ipermodernizzazione recente, legata ad architetture sempre più futuristiche come lo Shard di Renzo Piano, ben visibile anche nella storia mentre si staglia sullo sfondo del Tower Bridge. Il tutto comunque unito a una buona attitudine per la recitazione dei personaggi, vivi e ben caratterizza. Il disegnatore napoletani riesce a figurare sequenze con inquadrature pienamente cinematografiche suggestive. Il suo tratto realistico conferisce un’eccezionale espressività fisiognomica ai personaggi, con una cura certosina dei particolari scenografici  e nell’inchiostrazione di penombre sfumate.

L’artista ha sempre avuto un posto di riguardo tra i disegnatori di Dylan e con questa prova, piena di dettagli e curata minuziosamente, guadagna altre posizioni.

Dylan Dog è il più celebre protagonista di una serie horror italiana. Pubblicate a partire dal 1986, le avventure di Dylan hanno alternato l’orrore tradizionale con numerosi “omaggi” ai mostri classici (Frankenstein, l’Uomo Lupo, Dracula e tanti altri), allo splatter moderno dei film di Dario Argento e George Romero, ma anche al giallo, al surreale e al fantastico in genere, sempre comunque con grande ironia, ed evolvendosi, nel corso degli anni, verso una sorta di “sophisticated horror comedy”. Questi  gli elementi che nel tempo hanno fatto esplodere il “fenomeno Dylan Dog”, diventato il fumetto più venduto in Italia. Non soltanto: per la prima volta, un fumetto a larga diffusione popolare si è anche affermato come fumetto d’autore, osannato dalla critica e dagli intellettuali più famosi. Dylan Dog è un detective privato che si occupa esclusivamente di casi insoliti, in tutte le sfumature del termine. Ha poco più di trent’anni, è inglese, vive a Londra in una casa piena di gadget “mostruosi” e con un campanello che invece di suonare lancia un urlo agghiacciante. Ex agente di Scotland Yard, ha un passato misterioso, di cui si sa ben poco, e anche quel poco è avvolto in una dimensione onirica e surreale. E non a caso, quindi, il sogno (o meglio l’incubo) e tutto ciò che sembra essere al di là della realtà sono i suoi interessi personali e professionali. la paura ad affascinarlo, la paura irrazionale e inspiegabile dell’ignoto. E lui stesso ha paura: non è certo un eroe invincibile, e anzi a volte non riesce proprio a risolvere il caso, a uccidere il mostro, a scacciare l’incubo. O più spesso ci riesce solo in parte, e quando tutto sembra finito, l’orrore ricompare…

Un anti-eroe? No, soltanto un uomo  che, a differenza di tanti, non rifiuta l’ignoto ma tenta anzi di penetrarlo e comprenderlo, specialmente quando il mistero e l’orrore si celano nel profondo dell’inconscio.

Se dovessi dar retta alla ragione, una simile ipotesi mi farebbe solo ridere… Ma il guaio è che, quasi sempre, dò retta invece al cuore… E il cuore ha bisogno di fiabe… “(Dylan Dog)

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