E’ il dottor Google è il medico preferito dagli adolescenti?

Il “dottor Google” è diventato il “medico” più amato dai pazienti, sopratutto giovani e giovanissimi, ma “non è laureato in Medicina”, e consultarlo acriticamente espone a rischi per la salute. Effettivamente, è boom di utilizzo di internet per la ricerca di diagnosi, rimedi e cure di ogni patologia, ma cercare notizie e informazioni on line sulla propria salute non è sempre, sembra un gioco di parole, “salutare”. Sembra tutto così facile, privato ed esaustivo: basta solo un click nel motore di ricerca del proprio smartphone o pc sul sintomo o malattia che si cerca, e diagnosi e terapia sono lì, a pronta disposizione. Una recentissima indagine di “Ibsa foundation for scientific research”, condotta su 802 persone e presentata in occasione del workshop “E-Health tra bufale e verità: le due facce della salute in rete”, promosso da Cittadinanzattiva, ha trovato che più dell’88% degli Italiani usa consultare la Rete per i propri problemi di salute, e il 44% ritiene che le informazioni pubblicate in rete siano sempre attendibili, e dunque vi crede acriticamente, senza pensare alle colossali bufale che circolano su google e social network. Quasi 1 soggetto su 2 inoltre si affida ai primi risultati che compaiono sui motori di ricerca, senza accertarsi della veridicità delle fonti. In un certo senso, l’aumento dell’interesse per i temi della salute e della possibilità di informarsi, aggiornarsi, documentarsi su di essi può essere visto come un fenomeno positivo: proprio anche grazie alla diffusione di internet, sta emergendo il concetto di “skillful participation”, cioè una partecipazione esperta, “abile”, del paziente al proprio percorso di prevenzione, benessere, diagnosi e cura, attraverso approfondimento delle tematiche sanitarie sui siti dedicati e il confronto con altri pazienti nei forum di discussione, sulle chat o nei gruppi sui social. L’accesso all’informazione sanitaria diretta da parte del paziente, che ha trovato nella rete un potentissimo strumento di realizzazione, è alla base della trasformazione della sua relazione con il medico curante. Questa relazione, che prima era sostanzialmente asimmetrica, perché il titolare dell’informazione sanitaria era esclusivamente il medico, man mano che il paziente acquisisce informazioni attraverso la rete, rendendosi più autonomo e responsabile, si trasforma e diventa più paritaria. I professionisti della salute a loro volta hanno la straordinaria opportunità, grazie ad internet, di avere un filo diretto con i pazienti, e di offrire un determinante contributo all’alfabetizzazione scientifica della comunità, con la possibilità di incidire sulla riduzione il ricorso a servizi di emergenza (accessi al Pronto soccorso) e ricoveri. Tuttavia, la “salute on line” presenta degli elementi di rischio, che si possono riassumere in questi ordini di motivi:

  • Mancato controllo dei contenuti pubblicati in rete. Chiunque può esprimere la sua opinione sul web, anche a titolo puramente personale: è importante dunque per l’utente verificare serietà, attendibilità e veridicità delle fonti delle informazioni. E’ prudente affidarsi a siti istituzionali o pagine ufficiali di società scientifiche, che garantiscono autorevolezza e rigore scientifico, mentre blog e forum possono recare storie di vita, emozioni, esperienze, casi personali, idee proprie, teorie strampalate, ipotesi assolutistiche, scenari catastrofici, cure non comprovate (inefficaci quando non pericolose), notizie inventate, senza preoccuparsi di scientificità ed oggettività.

  • Notizie vecchie e superate. Spesso su internet manca l’aggiornamento, vecchie notizie continuano a circolare in rete come fossero nuove.

  • Difficile interpretazione di sintomi, diagnosi e cure. Per chi non è addetto ai lavori, può essere fuorviante basarsi sui propri sintomi per saltare alle conclusioni della diagnosi che il web suggerisce, o comprendere esattamente valore, peso e significato di ciò che viene descritto sul sito, col rischio di curarsi con metodi o farmaci non appropriati per il proprio caso specifico. Non si possono inventare competenze che si acquisiscono dopo anni e anni di studio e pratica medica. Capita che i pazienti si trovino di fronte ad una mole di informazioni non organizzate, confondenti e spaventose, che solo un medico come interlocutore diretto può mettere in ordine e gestire.

  • Invenzione di malattie inesistenti. Si sta diffondendo oggi una nuova forma di ipocondria (la malattia dei “malati immaginari”), la cosiddetta “cyberchondria”, in cui l’individuo si “sente” tutti i sintomi mutuati da internet.

  • Disinformazione e perdita di fiducia nella Medicina ufficiale. Notizie prive di qualsiasi fondamento scientifico rischiano, nel turbinare di condivisioni sui social, fatte in modo acritico e sull’onda di coinvolgimento emotivo e paura, di acquisire nell’immaginario collettivo parvenza di verità assoluta, interferendo con il ricorso a cure scientificamente validate, sicure ed efficaci. La diffusione di queste informazioni non scientificamente validate mette in pericolo la salute pubblica, perchè lancia il pericoloso messaggio che la scienza sia un’opinione, su cui ognuno può esprimere il proprio gusto o preferenza, getta ombre sulla Medicina e sul metodo scientifico, insinua sospetti di colossali giochi di interesse di natura economica, complotti e rischi globali, generando confusione, timori irrazionali, psicosi, e inducendo a scelte anacronistiche e reazionarie, contrarie ad anni di studi e ricerche per la promozione della salute umana.

  • Rischio dall’acquisto di farmaci online. La vendita attraverso il canale digitale è riservata ai farmaci da banco (senza ricetta medica) e va effettuata su siti sicuri autorizzati alla vendita dei farmaci online (verificabili dalla presenza del bollino di sicurezza).

Un esempio lampante degli effetti catastrofici delle bufale on line (“fake news”) è il caso della crescente paura dei vaccini nella popolazione, causata dalle notizie tendenziose lanciate e amplificate da siti, blog e social network. Contro le “false notizie” sul web che mettono a rischio la salute dei “naviganti”, la Fnomceo (Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e Odontoiatri italiani) ha annunciato la realizzazione di un progetto telematico per la costruzione di un vero e proprio network specifico, dal significativo titolo “Dottoremaeveroche”, che sarà consultabile dopo l’estate e che è stato presentato a giugno in anteprima nel corso dell’evento “Debunking – Scienza e bufale nell’era digitale”, organizzato a Pisa dal gruppo di lavoro ad hoc della federazione. Il portale della Federazione degli Ordini dei Medici intende dare spazio e voce ad un’informazione scientifica accreditata e certificata, includendo una serie di spunti comunicativi unitamente a materiale visuale, come infografiche e video, a supporto delle spiegazioni offerte dai medici, per potenziarne l’effetto, in linea con le più aggiornate teorie pedagogiche. Spiega il segretario Fnomceo Luigi Conte: “Ci avvaleremo del supporto dei più importanti blogger del settore, figure professionali esperte nel reperimento delle bufale in rete. Il grande impegno è quello di trovare un linguaggio nuovo, originale, caratterizzato da chiarezza, semplicità e autorevolezza dell’informazione; ma che non dimentichi i bisogni emotivi dei cittadini, le paure e i dubbi che quotidianamente fanno cadere i pazienti nella rete di imbonitori e ciarlatani. Una sfida importante di cui la Federazione ha deciso di farsi carico”. Probabilmente, se il mondo medico-scientifico riuscisse a comunicare meglio con i pazienti, intercettando le loro richieste, bisogni e incertezze, questo sarebbe il miglior antidoto all’anti-cultura scandalistica e retrograda che circola sui new media.

Come dicevamo,particolarmente vulnerabili all’influenza delle informazioni veicolate dal web i giovani, che oggi affidano ad internet la maggior parte, se non la totalità, delle domande per risolvere dubbi sulla propria salute. L’associazione “Family Smile” (fondata dalle mamme e avvocatesse Andrea R. Catizone e Giada Briziarelli per fornire sostegno e supporto alle famiglie) ha presentato a luglio scorso alla Camera dei Deputati i risultati della ricerca “Diagno/Clik” sul rapporto tra i giovani e la salute sul web, attraverso la somministrazione di un questionario a circa 1700 studenti italiani, da cui emerge che il 72% delle informazioni ricercate in Rete dalle adolescenti di 14 e 15 anni riguarda l’immagine corporea  e l’adeguatezza alimentare, con particolare riguardo al timore di non corrispondere ai canoni estetici femminili dominanti. Ancora una volta, il problema risiede nella carenza di una buona educazione alla salute da parte degli istituti di riferimento (medici, famiglia, scuola), che spinge l’adolescente a ricercare le sue risposte in rete.

 

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