David Pountney al Teatro di San Carlo di Napoli e per la prima rappresentazione in Italia dell’opera Charodeika (L’Incantatrice) composta da Pëtr Il’ič Čajkovskij (1840 – 1893) nel 1887, terzultimo titolo del compositore russo, opera della maturità che precede La Dama di Picche e Iolanta.

Il regista spiega nelle note di regia l’opera.

L’opera  di  Čajkovskij Charodeika (L’Incantatrice)  si  basa  sull’omonima  pièce di  Ippolit Shpazhinsky.

Terzultimo titolo di Čajkovskij fu composta nel 1887, si tratta quindi di un lavoro  maturo  che  precede  di poco La  dama  di  picche e Iolanta.

 

Non  è  un  caso  che  il  dramma  sia  stato  un  grande  successo,  che  metteva  in  evidenza  l’ipocrisia  della  società  del  tardo  XIX  secolo,  in  cui  gli  uomini  applicavano  rigide  regole  di  comportamento  ai  propri  nuclei  familiari  mentre  contemporaneamente  intrattenevano  relazioni  illecite  con  donne  che,  legalmente  o meno, fornivano a tutti gli effetti un “servizio professionale”.

L’ipocrisia  non  era  solo  un  problema  morale:  se  gli  uomini  erano  ancora  intenti  ad  avere  rapporti sessuali con le loro mogli, queste ultime erano spesso ripagate contraendo la sifilide.

L’opera di Čajkovskij è perciò originale nel suo essere prima di tutto un dramma familiare ma  composto  su  larga  scala.  Non  ci  sono  scene  intime  come  in  Onegin,  ma  incontri  emotivi  e melodrammatici  tra  marito  (Il  Principe),  la  moglie  (La  Principessa),  suo  figlio  (Yuri)  e  il ministro  (Mamirov)  con  una  zia  lunatica  (Nenila)  e  uno  squallido  prete  corrotto,  simile  a Rasputin (Paisy).  Mamirov  è  un  maniaco  religioso  profondamente  represso,  chiaramente  sotto  il giogo  di  una  sessualità  frustrata  che  non  osa  esercitare,  figura  archetipica  dell’autoimposta  e  perversa ipocrisia del sacerdozio celibatario.

Egli  induce  il  principe  a  compiere  un  raid  quasi  poliziesco  contro  la  sessualmente  disinibita  Kuma,  forse  ipotizzando  che  il  principe  sarà  fatalmente  sedotto  dal  fascino  di  quest’ultima.

Tuttavia  viene  brutalmente  respinto  e  questo  lo  motiva  a  cospirare  per  la  distruzione  finale della famiglia.

In  netto  contrasto  con  questa  unità  familiare  profondamente  disfunzionale,  la  personalità  di Kuma,  la  cosiddetta ‘incantatrice’,  è  caratterizzata  da  onestà,  discrezione,  grande  dignità  e  compostezza. Kuma  ha  un  atteggiamento  di  apertura  nei  confronti  della  sessualità,  ma  questo  non  è  mai ostentato  in  maniera  volgare,  è  semplicemente  riconosciuto  come  un  aspetto  naturale  della  vita umana, atteggiamento straordinariamente moderno.

Gli   uomini   che   visitano   frequentemente   la   sua   locanda,   si   comportano   stupidamente, rumorosamente e in maniera irresponsabile, e agiscono da veri vigliacchi quando irrompono Il Principe e il suo Ministro. Ma Kuma mantiene la calma e con autorità e charme porta il principe al suo fianco e lo convince a umiliare e depotenziare l’abietto Mamirov.

Quando  torneremo  al boudoirdi  Kuma  nell’Atto  terzo,  il  contrasto  sarà  ancora  più  evidente dopo la scena di brutale violenza domestica all’interno della famiglia del Principe, cui abbiamo assistito nel secondo Atto.

Kuma dice al Principe che si sta facendo del male da solo tradendo la sua famiglia, e lo manda via, volontariamente arrendendosi ad un cliente più vantaggioso, confessando francamente di essere  innamorata  di  qualcun  altro,  situazione  intollerabile  per  un  principe  autocratico, abituato, come molti uomini di oggi,a comperare ledonne con prepotenza e regali costosi.

Yuri,  figlio  del  Principe,  giunge  ad  uccidere  Kuma  per  vendetta  contro  l’umiliazione  subita  da

sua madre, ma Kuma riesce ad averla vinta seducendolo molto di più grazie alla sua sincerità e

onestà, che puntando all’aspetto sessuale.

Questo  lungo  duetto  di  20  minuti circa fu  in  realtà  per  Čajkovskij il  motivo  principale  che  lo  indusse  a  comporre  l’opera,  elemento  centrale,  perché  ha  mostra  la  capacità  di  Kuma  di conquistare i cuori più con la  sua personalità  che  con la  sua sessualità.

Questo rivela  quanto Čajkovskij,  egli stesso ‘sexual out sider’simpatizzasse con Kuma.

Il  linguaggio  visivo  convenzionale, per  questa  storia,  vorrebbe  da  un  lato  l’interno  di  una rispettabile  famiglia  e  dall’  altro,  la  volgare  opulenza  di  un  bordello.

Ma  in  questa storia,  la morale di  una Maison  de  Plaisir (non  un  bordello,  semplicemente  un  luogo  do  ve  trarre conforto) è  al meno  equivalente,  se  non  superiore,  all’impostazione  della  “famiglia”,  così abbiamo deciso di mostrare che entrambi i risvolti della storia svolgersi nello stesso luogo.

La Maison  de  Plaisir è  in  realtà  uno  specchio  positivo  della  corrotta,  disfunzionale  famiglia, quindi  ha  senso  mostrare  che  occupano  lo  stesso  territorio.  È  solo  l’onestà  morale  e  l’onestà  sessuale  del  territorio  di  Kuma  che  lo  contrassegna  dal  territorio  della  violenta e  disonesta “famiglia”.

All’inizio dell’opera, vediamo questa tranquilla e apparentemente rispettabile famiglia seduta a cena. Alla fine della serata, è chiaro che questa cena è un incubo, in cui il padre ha tradito sua moglie e massacrato il proprio figlio.

Il pubblico russo alla première ha avuto ampi esempi della verità di questa analisi dalle proprie  esperienze di vita. Il pubblico qui a Napoli riconoscerà che la vita familiare non è diventata più  pacifica o nobile con il passare degli anni.

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