Gaetano Amato ha carisma e talento, e il pubblico, di ogni età, lo ama a prima vista. Come quando è venuto al Teatro Tasso di Sorrento, con lo spettacolo “Casa di frontiera“(scritto e diretto da Gianfelice Imparato), dove è stato accolto con tifo da stadio dagli studenti delle scuole medie e superiori degli Istituti della Penisola sorrentina, negli incontri organizzati dal Circolo Endas “Penisola sorrentina” nell’ambito del progetto Rassegna Teatrale “Contemporanea”, giunto al traguardo della terza edizione. Una voce che non si dimentica, un attore di razza che si è cimentato con successo in cabaret, cinema, fiction e teatro, uno scrittore apprezzato, una persona vera. Che ha dato una sua personalissima impronta al “cafone” e sanguigno Ciro Cacace, protagonista dello spettacolo. Un lavoro di qualità, “Casa di Frontiera”, incentrato sul tema attualissimo dell’immigrazione, del rapporto Nord – Sud e delle istanze al secessionismo, delle differenze che devono diventare ricchezza e non discriminazione, dell’importanza del valore della propria identità, perché se si vuol essere altro da sé, si perde tutto. Altro protagonista, il grande Piero Pepe, 65 anni, di cui buona parte trascorsi sulle scene, a fianco di nomi del calibro di Luisa Conte, Roberto De Simone, Eduardo De Filippo, Armando Pugliese, i Fratelli Giuffrè, Carlo Croccolo, Cochi Ponzoni, Mario Valdemarin, Vittorio Caprioli, Giuseppe Patroni Griffi, Isa Danieli, Massimo Ranieri,Sergio Castellitto, Nanni Loy, solo per citarne alcuni. Amante della formazione dei giovani talenti, dirige l’accademia teatrale “La Nuova Bottega”. Completano il quadro Marina Piscopo e Rita Corrado. Marina, moglie di Gianfelice Imparato, autore del testo 20 anni fa, e regista dell’attuale messinscena- la prima, nel 1994, vide lo stesso Imparato in scena con la regia di Gigi Proietti- è apprezzata attrice di fiction, cinema, ma soprattutto teatro. È stata protagonista della stessa commedia quando è stata portata in scena con la regia di Proietti. Rita, bellezza mozzafiato, nonostante la giovane età, vanta un curriculum di tutto rispetto come cantante, ballerina, attrice, modella, con molte collaborazioni importanti, tra cui la presenza nel corpo di ballo di Massimo Ranieri.  Colpisce l’attualità del testo, scritto nel 1994, quando la Lega Nord esprimeva in pieno tutto il suo disprezzo verso il Sud: purtroppo ancora a distanza di vent’anni tutti i nodi sono irrisolti. La trama racconta di un’ immaginaria Italia post secessione, nella quale i meridionali residenti al nord sono stati confinati in riserve isolate, come gli indiani d’America. In questo paradossale contesto si svolgono le vicende dell’opera, che riesce a regalare momenti di comicità travolgente pur facendo riflettere su problemi sociali dolenti e spinosi. Anche perché sono “immigrati” per noi, come lo sono per gli Italiani del Nord i meridionali, gli extra-comunitari che approdano  in Italia in cerca non di fortuna ma di sopravvivenza. Ci sarà sempre un popolo più “a Sud” di noi, a cui dobbiamo imparare a guardare con empatia e rispetto. Basti guardare alla scuola italiana, sempre più multi-etnica. Dobbiamo imparare a considerare la multiculturalità  come una risorsa, e non un pericolo, un’occasione per i bambini italiani per entrare in relazione con realtà lontane dalla nostra che non può che arricchirli. E’ naturale che di fronte al “diverso” si abbiano sentimenti negativi di diffidenza, timore di invasione, paura di perdere equilibri e sicurezze, disagio a confrontarsi con altre culture e religioni, ma questa “crisi” può e deve tradursi in opportunità di apprendimento, crescita, miglioramento. Ben venga dunque uno spettacolo teatrale che, col pretesto della satira, nel segno della miglior tradizione classica, da Orazio a Persio a Giovenale a Plauto, sappia stigmatizzare i vizi e i pensieri aberranti dei tempi. Perché diventi vero l’aforisma di Paul Valéry, “arricchiamoci delle nostre reciproche differenze”.

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