Il Custode di Terra Santa, Fra Pierbattista Pizzaballa, in Campania nella Basilica della Madonna delle Grazie a Benevento, oggi, alle ore 17.00 per la sua conferenza: “La Custodia di Terrasanta e la questione mediorientale nell’oggi della storia”, organizzata dal Centro Studi del Sannio e dai Frati Minori del Sannio e dell’Irpinia. Pizzaballa sarà introdotto da Fra Sabino Iannuzzi, Provinciale dei Frati Minori del Sannio e dell’Irpinia. Al termine ci sarà un momento di preghiera per la pace. La partecipazione è libera e aperta a tutti. La conferenza sarà anticipata alle ore 16.00 da un incontro presso la Sala del Centenario del Convento di Viale San Lorenzo, riservato ai rappresentanti degli organi di informazione, coordinato dal presidente dell’Assostampa Sannita Giovanni Fuccio.
Nel corso della Conferenza, Pizzaballa offrirà illuminanti elementi per comprendere una realtà territoriale nella quale sembrano coesistere tutte le difficoltà e le contraddizioni di una “coesistenza pacifica” tra comunità interessate a professare diverse fedi religiose, rispondendo ai tanti interrogativi che si pongono uomini di stato, intellettuali e semplici cittadini del mondo.
Un evento importante, di rilevanza, dato il personaggio che ne fa parte: sacerdote dal 1990, nato a Cologno al Serio nel 1965, è entrato a servizio effettivo della Custodia di Terra Santa nel 1999. Dopo il primo ciclo di studi filosofico-teologici, ha conseguito il baccellierato in Teologia il 19 giugno 1990 presso il Pontificio Ateneo Antonianum di Roma. Ha compiuto gli studi di specializzazione presso lo Studium Biblicum Franciscanum di Gerusalemme, ottenendo la licenza in Teologia Biblica il 21 giugno 1993 e successivamente ha conseguito il Master presso l’Università ebraica di Gerusalemme. Ha svolto il compito di docente di ebraico moderno alla Facoltà francescana di Scienze Bibliche e Archeologiche di Gerusalemme e nell’ambito della comunità del Patriarcato Latino di Gerusalemme ha lavorato nella Pastorale per i fedeli di espressione ebraica. Ha vissuto in Terra Santa per più della metà dei suoi cinquant’anni. Per la sua esperienza sul campo di giovane frate francescano, è stato prescelto, nel 2004, per guidare dalla sua sede in Gerusalemme la Custodia. Ha in cura non solo le istituzioni del francescanesimo ma anche le relazioni di tutto il cattolicesimo nei territori di Palestina, Israele, Siria, Giordania, Libano, Egitto, Cipro e Rodi.
Ma perché tanto importante è il Custode della Terra Santa? E’ il guardiano del Santo Monte Sion e del Santissimo Sepolcro di NSJC, è il Ministro Provinciale, cioè il superiore principale dei Frati Minori che vivono in tutto il Medio Oriente; ha giurisdizione sui territori di Israele, Palestina, Giordania, Libano, parete dell’ Egitto, Cipro e Rodi, e in varie parti del mondo, tra cui Napoli. La funzione principale del Custode, oltre ad animare la vita dei frati, è di coordinare e indirizzare l’accoglienza dei pellegrini che arrivano in Terra Santa in pellegrinaggio e preghiera ai sacrari della nostra Redenzione; un compito trasmesso dalla Santa Sede più di 600 anni fa. In Terra Santa la figura del Custode è considerata come quella di una delle principali autorità religiose Cristiane, egli, insieme al Patriarca Greco Ortodosso e a quello Armeno, è responsabile dello “Status quo”, un insieme di consuetudini che regolano la vita in alcuni santuari, tra gli altri il Santo Sepolcro e la Natività di Betlemme.
Padre Pizzaballa si è ultimamente fatto portavoce del forte bisogno di vicinanza e di sostegno che i cristiani di Terra Santa, una minoranza in continua diminuzione, necessitano da parte dei fedeli di tuto il mondo. “Essi – ricorda il francescano – sono chiamati a dare un‘alta testimonianza di fede, ad essere una presenza viva, innamorata della propria storia e delle proprie idee”. Ma è soprattutto tra i più importanti “incaricati” della pace in Terra Santa e nel mondo: “la pace è una condizione fragile, che va custodita con amorevole premura, che va coltivata con perseveranza instancabile. Accogliere la pace vuol dire esserne disposti a pagarne il prezzo. È un dono impegnativo la pace, che esige la “conversione”, e ci porta a perdonare per essere perdonati. Esige opere di compassione e di comprensione, di giustizia e di misericordia. Esige la condivisione fraterna dei beni della terra, la partecipazione comune alle conquiste dell’intelletto umano, la sollecitudine gratuita verso i deboli, l’impegno costante e concreto nella speranza e nel dialogo. La pace esige che ci riconosciamo uomini in mezzo agli altri uomini, uomini con gli uomini. Ognuno e tutti insieme a vivere nel rispetto delle esigenze personali. Pregare per la pace vuol dire aprirci a ricevere la pace, dono di Dio agli uomini “amati” dal Signore. Allora la nostra preghiera si farà grido che sale a Dio, che conosce le nostre sofferenze e scenderà ancora a liberarci”.

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