Il Corso principale di Caserta  tenta di cambiare nome. Lo fa con una iniziativa che ha preso il via nei giorni scorsi su proposta del consigliere del Comune di Caserta Luigi Cobianchi,  il consiglio comunale,  presieduto dal sindaco Pio Del Gaudio ha approvato la mozione per avviare le procedure relative alla sostituzione dell’attuale nome dell’importante Corso Trieste con l’antico nome di “Corso Ferdinando II”.

L’ iniziativa è una delle tante del Cobianchi  per difendere la memoria storica di Terra di Lavoro e i membri della dinastia che, a dispetto di quanto per anni ci hanno raccontato i libri di storia,  fece grandi Napoli, Caserta e tutto il Sud. L’area casertana è attualmente piena di testimoniane di questa antica grandezza, dalla Reggia Vanvitelliana, al Real Sito di  San Leucio, dalla Reggia di  Carditello ai Ponti della Valle, e i siti borbonici rappresentano un incredibile richiamo turistico e culturale mai abbastanza valorizzato. La mozione con cui il consigliere Cobianchi ha convinto i colleghi a ripristinare l’antico toponimo è una bella ed efficace sintesi di verità storica:  ripercorre tutta la storia della strada inaugurata il 30 maggio del 1851 per collegare  “la Reggia con il campo di Falciano” ricorda lo sviluppo culturale, economico e industriale ottenuto con Ferdinando II nel Regno ed in particolare nella Terra di Lavoro.  Ancora profondo è il “vincolo che lega indissolubilmente Caserta alla dinastia Borbonica che, di fatto, la creò e la rese grande e munifica, con una serie di opere e monumenti, tre dei quali inseriti dall’Unesco nell’elenco dei beni patrimonio dell’umanità”.

Il nome di una strada di certo non è la risoluzione di tutti i tanti problemi di Caserta,  o del Sud,  ma è di certo un segnale positivo: oggi più che mai, è necessario ritrovare le nostre radici storiche e l’amore per la nostra storia, la nostra terra e la nostra gente. Solo da qui può partire il riscatto. L’iter per il definitivo ripristino del toponimo storico è comunque ancora irto di difficoltà, soprattutto di carattere burocratico. Il Corso è affollatissimo di cittadini, abitazioni ed esercizi commerciali e le difficoltà delle numerose variazioni anagrafiche, camerali e catastali potrebbe indurre la Prefettura, cui spetta l’ultima parola,  a frenare il progetto.

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