La Carmen napoletana”, così  è stata intitolata la conversazione accademica, una vera e propria chiacchierata, che si è svolta presso la Chiesa dei Santi Marcellino e Festo in Napoli, con la quale l’Università Federico II, ha  presentato  il prossimo corso di laurea in Discipline della Musica e dello Spettacolo, aprendo  le porte all’arte drammatica, in un incontro in cui, oltre alla presentazione del corso,  sono stati mostrati i diversi e ricchissimi aspetti di un’opera teatrale firmata Moscato/Martone.

Una idea originale, quella proposta dalla Federico II,  per introdurre il corso di laurea magistrale, traendo dalla opera teatrale, esempio e sintesi della grandezza e della versatilità degli artisti partenopei. Hanno partecipato all’incontro Enzo Moscato e Mario Martone, sceneggiatore e regista,  Iaia Forte e Roberto De Francesco, protagonisti in scena, Arturo De Vivo, Prorettore dell’Università Federico II, il francesista Giuseppe Merlino, profondo conoscitore della cultura francese tra Otto e Novecento, e Matteo Palumbo, attento esperto del teatro napoletano dei nostri anni.

“Un tassello importante che mancava alla nostra Università Federiciana, a cui ci siamo impegnati  al meglio delle nostre risorse, al fine di realizzare qualcosa che già oggi, alla  presenza di tanti giovani, fa sperare in un successo”, osserva  Arturo De Vivo. Il corso di laurea in Discipline delle Musica e dello Spettacolo si comporrà di una triennale e di una magistrale, e  avrà lo scopo di dotare lo studente di competenze culturali di base, di una prima e articolata conoscenza delle discipline caratterizzanti, di strumenti professionali e di lavoro, in molti casi acquisibili in laboratori e stage. Agli studenti interessati si richiede  una buona formazione di base per la conoscenza culturale e scientifica nei settori delle arti, della musica, dello spettacolo e della moda, competenze dei linguaggi espressivi, capacità di operare professionalmente nei vari campi del teatro, del cinema, della musica, dell’animazione e dell’industria culturale, delle televisioni, dei mass media e della moda; padronanza di almeno una lingua dell’Unione Europea, oltre l’italiano, nell’ambito specifico di competenza e per scambio di informazioni generali, capacità di lavorare in gruppo, di operare con definiti gradi di autonomia e di inserirsi prontamente negli ambienti di lavoro.  Perché questo  nuovo corso  di laurea? Una risposta  all’esigenza di offrire agli studenti iscritti alla Federico II la possibilità di realizzare in maniera coerente e soddisfacente un intero ciclo di studi nel campo della musica, dello spettacolo e del cinema, arricchendo, in questo modo, l’offerta formativa del grande Ateneo generalista partenopeo.

E quale introduzione migliore se non con la “La Carmen napoletana”, di Martone? Un grande spettacolo napoletano e in napoletano, che, prodotto tra Roma e Torino,  è in questi giorni al Teatro Bellini di Napoli, sino alla data del 24 aprile. Con la regia di Mario Martone e le musiche dell’Orchestra di Piazza Vittorio diretta da Mario Tronco, il capolavoro ottocentesco viene riletto in profondità, rivelando la sua potenza di rivelatore dei contrasti sanguigni che emergono attraverso le ferite della memoria.

La Carmen di Martone è una Carmen mediterranea, perché vive a Napoli, trasferendo qui la storia francese di Mérimée messa in musica da Bizet. La zingara spagnola, che conduce don José al suo destino di assassino, destinandosi a sua volta alla morte.  Uno spettacolo che da classico si trasforma in originale, approdando a temi contemporanei in una insieme di tradizioni e culture passate e presenti. Un incrocio di umori e musiche della tradizione gitana a cui hanno attinto Mérimée e Bizet,  trasmigra dalla Spagna dell’Ottocento alla città di Napoli,   altro luogo fatale  per incrocio tra culture sempre più diverse. Uno spettacolo drammatico che attinge alla sceneggiata come alla zarzuela, in segreto omaggio al grande autore partenopeo di teatro popolare con musiche, Raffaele Viviani. “Se lo avessi ascoltato prima di stilare la versione in napoletano non ne avrei fatto niente… confesso, l’idea è stata di Martone… una idea terribile, che mi ha provocato momenti di scoraggiamento; perché quando si lavora su una poetica già esistente, si ha sempre il timore di sbagliare. Ripreso il materiale, ne ho fatto una sorta di teatrologia comparata, sempre attento a non cavalcare la linea del luogo comune”, racconta,  nella piacevole e rilassante conversazione accademica,  Enzo Moscato. Non c’è che dire, c’è soddisfazione nella Chiesa dei Santi Marcellino e Festo in Napoli, gremita di partecipanti, docenti, giovani studenti attenti, in religioso silenzio, nell’ascolto, telecamere, e giornalisti.

“Mò vediamo che succede”, pensò Martone nella stesura della sua Carmen… e stà andando più che bene. Applausi alla Federico II, che, per  il battesimo questa sua nuova “creatura”, non poteva scegliere presentazione migliore.

foto Emanuela Scotti

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