Rimarrà il volto dell’eroina shakespeariana, incarnato dalla ballerina Angelica Mangiacapra. La folla straripante, che, come un fiume carsico, ha attraversato le mura del Palazzo. I “ritratti dell’anima”, disegnati dal regista Alessandro Musone. La qualità delle opere degli artisti, ma, soprattutto, rimarrà la follia di un sogno, che da oggi sembra meno folle e più reale. Non poteva che avere un debutto più entusiasmante “Il silenzio di Ophelia”, collettiva ispirata all’inquietudine femminile e visibile al Palazzo delle Arti di Capodrise fino al 22 luglio. La serata inaugurale è iniziata con un cocktail di benvenuto, con tanti ospiti istituzionali, artisti, critici, galleristi, seguito da un talk, animato da Tina Raucci e dal curatore della mostra, Michelangelo Giovinale. Al dibattito, breve e informale, hanno partecipato il sindaco Angelo Crescente; l’assessore alla cultura Antonella Marotta; Francesco Fraio, presidente dell’associazione “Capitrisi”; Giancarlo Pignataro, vicepresidente dell’Ordine degli architetti di Caserta; Domenico Caroprese, il dirigente del Liceo artistico di Marcianise e alcuni degli artisti in esposizione. Il vernissage è stato preceduto dalla proiezione del cortometraggio “Pianosequenza” di Alessandro Musone, nel quale gli artisti hanno raccontato esperienze di vita e svelato il rapporto con il personaggio di “Ophelia”. Il regista, impegnato in un reportage in Grecia, ha inviato un telegramma, letto dalla figlia Rosanna. Sui titoli di coda del docufilm, a sorpresa, le luci si sono abbassate e il buio della notte è stato infranto dalle lanterne di cinque danzatrici (Paola Maria Maietta, Alessandra Delli Paoli, Mariagrazia Mezzacapo, Erminia Alfonsi e Jessica Silvestro), cinque muse che hanno occupato la scena, sulle note di “El sueño de las hadas” di Enya. Poi, è arrivata lei, Ophelia (Angelica Mangiacapra), leggera, quasi eterea, che dal piano nobile del Palazzo è scena a corte e ha condotto muse e pubblico alla scoperta di sé stessa, alla scoperta della mostra. «”Il silenzio di Ophelia” – rivela Giovinale – è un percorso espositivo di tredici artisti contemporanei (Antonella Botticelli, Pasquale Coppola, Alfredo Cordova, Anna Giordano, Agnieszka Kiersztan, Pietro Maietta, Andrea Martone, Laura Niola, Gloria Pastore, Mimmo Petrella, Carmine Posillipo, Peppino Restivo e Nicola Villano) provenienti da storie e formazioni diverse, che a Capodrise si sono incontrati, per la prima volta, con il desiderio di confrontarsi e di interrogarsi. Le opere, nelle diverse e, talvolta, distanti declinazioni, offrono una mappa di ciò che si manifesta guardando la sofferenza negli occhi». La nostra è articolata per “stati d’animo”, capaci di costruire percorsi dell’immaginario, che, nella sfera dei sentimenti femminili, cercano un punto di intersezione. L’esposizione è stata prodotta dall’associazione “Capitrisi” di Francesco Fraio, con la consulenza editoriale del giornalista e copywriter Claudio Lombardi e la collaborazione di Francesca Parisi (segretaria di produzione) e di Fabiana Maietta (fotografa di scena). Ha come partner istituzionali l’Ordine degli architetti di Caserta, il liceo artistico “Buccini” di Marcianise, il liceo artistico “Richi Nervi” di Santa Maria Capua Vetere e il centro studi “De Gasperi” di Capodrise e gode dei patrocini del Ministero dei Beni culturali, della Giunta e del Consiglio regionale della Campania e della Provincia di Caserta. Tra gli eventi collegati, “Art work”, una sezione di Alfredo Cordova e Vittorio Vanacore con opere di giovani talenti provenienti dai vivai dei licei artistici della provincia, e “Controcampo”, un intimo reportage della fotografa Fabiana Maietta sull’arrivo degli artisti al Palazzo. Info: 3666212013 / www.palazzodellearti.net.

Commenti

commenti