foto di Emanuela Scotti – “Lassù sul colle, vive il bosco verdeggiante dalle fresche ombrie. I sentieri si allungano a perdita d’occhio sotto ingrandi alberi, sulla terra scricchiolano lievementenle foglie morte…..un profumo vivificante si espande, ogni tanto il garrito allegro di un uccello fa ondeggiare le conche rosee dell’Aria….è nell’immenso bosco che si sogna…è nel discreto e amabile bosco che si ama…” , versi tratti da “La leggenda di Capodimonte” di Matilde Serao e recitati dall’attore e regista Renato Carpentieri, alla Festa di compleanno al Real Museo di Capodimonte: “2005/2015. 10 anni tra arte e cultura nei musei” , per il decennale della nascita dell’Associazione “Amici di Capodimonte Onlus”, associazione di volontari che, come per i più prestigiosi ed importanti Musei del mondo, è attiva con lo scopo di sostenere il Real Museo di Capodimonte, e gli altri facenti parte il Polo Museale Napoletano, attraverso una attività di promozione e valorizzazione, che si concretizza in numerose iniziative promosse e sostenute ogni anno: donazioni, acquisizioni, mostre, restauri, ed altro ancora. All’Auditorium del Real Museo di Capodimonte, gremito di partecipanti, il benvenuto di Sylvain Bellenger, Direttore del Museo di Capodimonte, insieme a Mariella Utili, Direttore del Polo museale della Campania, con Errico di Lorenzo, Presidente dell’Associazione “Amici di Capodimonte”.Caduta dei Giganti particolare teste

Caduta dei Giganti particolareTutti insieme per festeggiare il restauro terminato del monumentale gruppo in porcellana “la Caduta dei giganti”, grandiosa opera di Filippo Tagliolini, dedicato alla memoria di Augusto de Luzenberger, mente illuminata e anima dell’Associazione negli ultimi 6 anni, la cui lungimiranza, tenacia ed impegno ha dato l’occasione di celebrare questa importante ricorrenza. Artista scultore, Tagliolini è stato modellatore presso la Reale Fabbrica della Porcellana di Napoli, attiva tra il 1771 e il 1807. E’ lo scultore delle cose piccole, i suoi biscuits non superano i 35-40 cm., un petit maìtre in tutti i sensi. L’opera “la Caduta dei giganti”, realizzata per essere un piacevole arredo d’ambiente a corredo di un servizio da tavola destinato alla corte partenopea di cui venne sospesa l’esecuzione per volere di Ferdinando di Borbone. Oggi, il suo restauro, come simbolo della rinascita del Museo di Capodimonte, che come una nave in una tempesta, è riuscita a non diventare zattera, ma ad ancorarsi, aspettando il sereno. Un lavoro reso possibile grazie agli angeli custodi degli Amici di Capodimonte, e al contributo di BPER Banca e della Seda, che con grande senso civico e generosità hanno permesso di riportare il capolavoro al suo splendore. La Caduta dei Giganti, l’opera che i visitatori scoprono subito prima di entrare nella galleria, arte e eccellenza dello splendore della corte napoletana ai tempi dei Borbone, dove l’espressione principale è data dalla forza e dalla potenza di Giove, che fulmina il disordine, tradotto nel materiale più fragile, la porcellana. Di forma piramidale, si compone di venti figure di giganti, con alla sommità il gruppo di Giove saettante, con l’aquila che stringe i fulmini tra gli artigli tenuti insieme da massi in biscuit, resi solidali da staffe invisibili, grazie ad una incamiciatura di Malta cementizio e gesso. Per la fase del restauro, l’opera non è stata trasferita nei laboratori e il cantiere è stato allestito nell’atrio d’ingresso del Museo dove è abitualmente esposta, consentendo così ai visitatori del Museo stesso, di vedere i restauratori al lavoro e chiedere loro informazioni riguardo le varie fasi di realizzazione del restauro. Dal restauro, rivolto alla pulitura e conservazione del manufatto, emergono dati interessanti circa le tecniche utilizzate nel modellato delle singole figure successivamente assemblate e negli elementi di raccordo come rupi, sassi e rocce che ne definiscono la struttura portante. Spiegata anche la storia conservativa dell’opera, mediante il controllo dei materiali con cui sono state integrate le varie parti nel corso dei secoli: terracotta, stucco, cemento. L’opera presentava un cattivo stato di conservazione, polveri grasse e depositi, stuccature di restauri precedenti; i giganti presentavano fratture e lacune nelle dita delle mani, nei polsi e nelle gambe. La prima fase di restauro ha previsto una pulitura con pennelli per eliminare le polveri, sono stati poi applicati impacchi di carta giapponese e cotone idrofilo imbevuti per ammorbidire lo strato dei depositi. Quindi si è proceduto con dei bisturi alla rimozione meccanica del materiale in eccesso. Nel caso delle lacune di dita e falangi si è proceduto all’integrazione delle stesse che sono state modellate in gesso e ottenute da calchi in gomma siliconata. Dove opportuno, al rinforzo ed al fissaggio delle dita, rivestendole poi con un sottile strato di stucco bianco. Fatta una ulteriore disinfestazione, con la revisione completa del manufatto, un’accurata spolveratura finale e il successivo montaggio della vetrina di protezione. Al termine del restauro si è riusciti a restituire la straordinaria plasticità del modellato e quasi del tutto il candore del biscuit.
Sylvain Bellenger, alla presenza delle Autorità e dei Responsabili del Museo e del lavoro di restauro, delle telecamere delle televisioni e dei flash della stampa, circondato da tutti i partecipanti, così tanti da occupare finanche lo scalone del Museo, tagliato il nastro rosso, ha tirato giù il lenzuolo e ha mostrato la “Caduta dei Giganti” ancora più bella di come la ricordavamo. E che la festa continui…Caduta dei Giganti inaugurazioneCaduta dei Giganti inaugurazione restauro

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