FOTOREPORTAGE DI GIUSEPPE NUZZO – Napoli  ha ricordato, in una due giorni, il primo emigrante meridionale: Francesco II di Borbone, ultimo sovrano del Regno delle due Sicilie che fu costretto ad andare via da Napoli per l’occupazione del regno da parte dei Piemontesi. L’ha fatto perché ricorrono i centoventi anni dalla morte avvenuta ad Arco, il 27 dicembre del 1894, morì in quel  paesino del Nord dopo essere stato costretto a girovagare tra Roma e Parigi. Gli Gli artigiani di San Gregorio Armeno hanno riprodotto il volto del re chiamato dai fedelissimi ‘il figlio della santa’ che per circa venti mesi fu sul trono del Regno delle Due Sicilie. La statuina è stata regalata a Carlo di Borbone discendente del re che per pochissimo tempo tentò di  riorganizzare un regno che viveva momenti difficilissimi ed era stato individuato dal Piemonte come regno di invasione per proclamare l’Italia. Avviò alcune riforme come quella delle carceri, così come ha ricordato Gennaro De Crescenzo, presidente del Movimento Neoborbonico nel suo intervento di commemorazione nella chiesa di San Ferdinando ma fu anche uomo di grande coraggio quando combattè a Caiazzo, Volturno, Garigliano contro i Piemontesi che stavano compiendo trucidando i meridionali. Ed il suo ricordo non poteva non avvenire che alla presenza di Carlo di Borbone due Sicilie che da circa venti anni ripercorre la memoria della storia negata con iniziative di beneficenza, attraverso l’Ordine Costantiniano di San Giorgio e partecipando ad iniziative come l’avvio delle celebrazioni dei 120 anni dalla morte dell’ultimo re borbone.  Ieri una passeggiate tra le strade del centro storico di Napoli, tra gli artigiani, tra i cittadini e quindi la sua partecipazione alla messa tra preghiere, applausi ed anche fuochi di artificio.

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