Dalla preziosa esposizione di arredi liturgici a varia documentazione a stampa dall’Antichità all’Età moderna: in mostra a Napoli in due prestigiose location, Biblioteca Nazionale ed Archivio di Stato,  i 150 anni della Comunità ebraica napoletana. Napoli pur essendo, da sempre tra le città più accoglienti prima con le giudecche e poi con Carlo III di Borbone, ha un relazione stretta e continuativa con gli ebrei dal 1864. Da quel momento nasce un rapporto intenso e particolare che porta i napoletani durante le quattro giornate di Napoli ad evitare eccidi di ebrei ed ad essere luogo di riferimento culturale, sociale ed economico come ha spietato nel video servizio Sandro Temin, Consigliere Unione Comunità ebraiche.

E così nelle sale della meravigliosa Biblioteca Nazionale sino al 12 dicembre: importanti testimonianze provenienti dalla Comunità Ebraica, tra cui molti rari documenti mai esposti in precedenza, costituiscono il nucleo  del percorso espositivo, suddiviso per ambiti tematici, che si arricchisce  ogni volta di preziose  fonti rispettivamente della Biblioteca Nazionale di Napoli e dell’Archivio di Stato di Napoli come ha illustrato nel videoservizio la neodirettice Simonetta Buttò che prospetta anche il prossimo futuro della importante istituzione.

Un raro incunabolo ebraico edito a Napoli nel 1492 e una grammatica ebraico-latina, pubblicata a Venezia nel 1522, ma scritta dall’esule del Viceregno Abramo de Balmes recano testimonianza dell’espulsione avvenuta intorno al 1510. In questa sezione sono visibili anche le riproduzioni dei sepolcri studiati all’inizio del ‘900 da Gennaro Aspreno Galante nelle “Memorie della Reale Accademia di Archeologia, Lettere e Belle Arti di Napoli”.

Ampio spazio è riservato all’età dei Rothschild, importante famiglia di banchieri che, aperta la filiale napoletana nel 1821 sotto i Borbone, fu vero motore della rinascita ebraica napoletana. Furono loro a prendere per primi in affitto i locali di via Cappella Vecchia dove tutt’oggi si trova la Sinagoga, poi acquistati con il contributo di tutti gli iscritti, e a fondare un ospedale israelitico in via Porta Posillipo.

Si passa poi a illustrare la vita culturale e religiosa, tra arredi sacri della liturgia, immagini e scritti dei rabbini che si sono avvicendati negli anni, e la vita economica degli ebrei napoletani. Molte le testimonianze delle attività commerciali, come il primo negozio in città di battitura e scrittura a macchina The Empire, della famiglia Soria, la prima sala cinematografica di Mario Recanati, la Fabbrica di Biancheria Finissima Salvadore Campagnano, il Setificio Sinigallia, la ditta Samia o la Pace Cagli.  Non mancano i documenti sulla famiglia Ascarelli, di cui Giorgio fu il fondatore nel 1926 dell’Associazione Calcio Napoli.

Si arriva poi al doloroso capitolo delle leggi razziali e della Shoah, rappresentato da numerosi documenti e fotografie di quelle famiglie mai rientrate dopo la guerra. La mostra si conclude con la vita odierna dal dopoguerra fino ad oggi, passando per momenti che hanno segnato la storia comunitaria come quella ufficiale, un esempio lampante la visita nel 1966 alla Sinagoga del Cardinale Ursi, primo uomo di Chiesa a mettere piede in un luogo di culto ebraico.

 Alla presentazione della mostra hanno preso parte  Sandro Temin, Consigliere Unione Comunità ebraiche, Pier Luigi Campagnano, presidente Comunità ebraica di Napoli,  Simonetta Buttò direttrice della Biblioteca nazionale di Napoli, Imma Ascione , direttrice dell’Archivio di Napoli, Giancarlo Lacerenza del Centro di Studi Ebraici dell’ Università L’Orientale, che ha  curato la mostra insieme ad un équipe di bibliotecari ed archivisti .

 

Biblioteca Nazionale di Napoli dal 12 novembre al 12 dicembre

Orario di apertura

lunedì – venerdì 9.30-18.30

sabato 9.30-12.30

Visite guidate su prenotazione:

URP tel. 0817819231, e-mail: bn-na.urp@beniculturali.it

 

Archivio di Stato di Napoli.

Dal 14 gennaio al 28 febbraio 2015

 

La mostra vanta l’Adesione del Presidente della Repubblica, il patrocinio della Regione Campania, dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane e della Fondazione Beni Culturali Ebraici.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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