«Io ero gli occhi per il cieco, ero i piedi per lo zoppo» (Gb 29,15) Papa Francesco con gli ammalati gravi alle ore 16.00 del 21 marzo nella Chiesa del Gesù Nuovo di Napoli, l’eterna dimora del San Giuseppe Moscati, medico santo per eccellenza della nostra città. Notevole  è l’importanza della Chiesa del Gesù Nuovo per la città di Napoli e per tutto l’entroterra  napoletano: punto di riferimento spirituale, culturale e sociale per tantissimi napoletani. La grande devozione per S. Francesco de Geronimo, S. Ciro, S. Giuseppe Moscati ha spinto, nei secoli, verso questa chiesa, uomini e donne alla ricerca di senso per la loro vita, per le loro sofferenze, le loro gioie.Con le sue porte aperte sulla città,  è un luogo dove tutti possano sentirsi accolti, dove si esercita la convivialità delle differenze, dove si può crescere in umanità e cultura, dove si può trovare sempre un sacerdote che dà la riconciliazione senza mai giudicare e condannare, dove, chi vuole, può sentire la dolcezza e la tenerezza di Dio.

Per l’incontro degli ammalati,  al Gesù Nuovo ci saranno  30 persone in carrozzina e 20 in barella. Sarà cura della Regione Campania reperire e trasportare i barellati, attingendo da coloro che sono ricoverati nei vari ospedali napoletani. Ad occuparsi del reperimento e trasporto delle carrozzine sarà cura delle Associazioni: UNITALSI, CVS, AMAMI, SMOM, LDH. Per quanto concerne gli ammalati con maggiore possibilità di muoversi (deambulanti) saranno ammessi 600 e dovranno essere segnalati dalle singole Parrocchie, prevedendo la presenza di 2 ammalati per Comunità. Tutti i partecipanti dovranno convogliare verso un unico punto di raccolta, dove troveranno i volontari  che daranno aiuto a chi avessero difficoltà per raggiungere la Basilica. Alla cerimonia sarà presente personale medico e paramedico, con 100 e non oltre posti previsti. Agli ammalati il Sommo Pontefice riserverà tutto il tempo necessario per offrire parole di conforto e solidarietà, dopo essersi raccolto in preghiera davanti la tomba di San Giuseppe Moscati.

Gesù ci insegna a vivere il dolore mettendo l’amore di Dio e del prossimo anche nella sofferenza: e l’amore trasforma ogni cosa”. Lo ha affermato Papa Francesco. Sopportare passivamente una sofferenza non è cristiano, esattamente come lo stoicismo non ha nulla a che vedere con la fede in Cristo. Il dolore ha senso se lo si vive “con fiducia e speranza” in Dio, che ha il potere di trasformarlo addirittura in un’esperienza di bene e di valore per altri. Dice Papa Francesco: “Ci sono, infatti modi giusti e modi sbagliati di vivere il dolore e la sofferenza. Un atteggiamento sbagliato è quello di vivere il dolore in maniera passiva, lasciandosi andare con inerzia e rassegnandosi. Anche la reazione della ribellione e del rifiuto non è un atteggiamento giusto. Gesù ci insegna a vivere il dolore accettando la realtà della vita con fiducia e speranza, mettendo l’amore di Dio e del prossimo anche nella sofferenza: e l’amore trasforma ogni cosa”.

Papa Francesco sostiene che gli ammalati devono sentirsi gli autori del proprio apostolato. Una persona ammalata, disabile, può diventare sostegno e luce per altri sofferenti, trasformando così l’ambiente in cui vive. Con questo carisma voi siete un dono per la Chiesa. “Le sofferenze, come le piaghe di Gesù, da una parte sono scandalo per la fede, ma dall’altra sono verifica della fede, segno che Dio è Amore, è fedele, è misericordioso, è consolatore”.“Fratelli e sorelle ammalati, non consideratevi solo oggetto di solidarietà e di carità, ma sentitevi inseriti a pieno titolo nella vita e nella missione della Chiesa. Voi avete un vostro posto, un ruolo specifico nella parrocchia e in ogni ambito ecclesiale. La vostra presenza, silenziosa ma più eloquente di tante parole, la vostra preghiera, l’offerta quotidiana delle vostre sofferenze in unione a quelle di Gesù crocifisso per la salvezza del mondo, l’accettazione paziente e anche gioiosa della vostra condizione, sono una risorsa spirituale, un patrimonio per ogni comunità cristiana. Non vergognatevi di essere un tesoro prezioso della Chiesa!

Il Santo Padre si è spesso soffermato “sul senso e il valore della malattia”, come dal Vangelo di Marco incentrato su Gesù che “risana una moltitudine di persone afflitte da malattie di ogni genere: fisiche, psichiche, spirituale”. E la Chiesa, ha sottolineato il Papa, prosegue l’opera salvifica del Signore, perché continuamente trova poveri e sofferenti “sulla sua strada, considerando le persone malate come una via privilegiata per incontrare Cristo”, per accoglierlo e servirlo: “curare un malato, accoglierlo, servirlo – ha aggiunto – è servire Cristo: è la carne di Cristo, il malato”: “Questo avviene anche nel nostro tempo, quando, nonostante le molteplici acquisizioni della scienza, la sofferenza interiore e fisica delle persone suscita forti interrogativi sul senso della malattia e del dolore e sul perché della morte”.

Ciascuno di noi è chiamato a portare la luce della Parola di Dio e la forza della grazia a coloro che soffrono e a quanti li assistono, familiari, medici, infermieri, perché il servizio al malato sia compiuto sempre più con umanità, con dedizione generosa, con amore evangelico, con tenerezza. La Chiesa madre, tramite le nostre mani, carezza le sofferenze e cura le ferite, facendolo con la tenerezza di una madre. Ogni persona nella malattia può sperimentare, grazie alla sollecitudine di chi le sta accanto, la potenza dell’amore di Dio e il conforto della sua tenerezza. “Gesù è venuto sulla terra per annunciare e realizzare la salvezza di tutto l’uomo e di tutti gli uomini” continua il Pontefice, “Egli mostra una particolare predilezione per coloro che sono feriti nel corpo e nello spirito: i poveri, i peccatori, gli indemoniati, i malati, gli emarginati. Egli così si rivela medico sia delle anime sia dei corpi, buon Samaritano dell’uomo. E’ il vero Salvatore; Gesù salva, Gesù cura, Gesù guarisce”.

Commenti

commenti