Chiesa del popolo di Dio a Scampia: Papa Francesco a Scampia il 21 marzo. Realtà e non più promessa con Papa che entra a Napoli dalla  periferia, a Scampia, la famosa Scampia, dove incontrerà i rappresentanti dei vari settori della città: da una parte  il rappresentante della cultura, il rappresentante della legalità e i rappresentanti delle professioni, e poi, dall’altra, sempre nella stessa piazza, nella piazza Giovanni Paolo II,  i rappresentanti del lavoro, i rappresentanti dei migranti e i rappresentanti dei clochard, dei rom. “Questi – ha precisato il Cardinale Sepe -sono i sei settori che saranno presenti in questo primo incontro con il Papa”.

Papa Francesco  giungerà in elicottero  alle 9.30 nella piazza visitata già da un altro Papa, Giovanni Paolo II, e che oggi porta il suo nome. Ad accoglierlo il cardinale Crescenzio Sepe, il presidente della Regione Campania, Stefano Caldoro, il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris. Nella festa organizzata a Scampia, sul palco Nino D’Angelo e la show girl Veronica Mazza. Il Sommo Pontefice si tratterrà nel quartiere nord di Napoli per circa un’ora e mezza. Bergoglio siederà su una sedia posta ad un metro e mezzo da terra. Per l’occasione, infatti, il Comune allestirà un palco coperto, costituito da una pedana di 6 metri per 8 e di 1 metro e 20 centimetri di altezza. Il tutto rivestito con moquette di finitura. La piazza sarà preparata per contenere 6mila posti, dei quali 1.200 a sedere. L’allestimento prevede anche un sistema di amplificazione e diffusione sonora, con mixer, regia audio, microfoni professionali, ring in americana, casse e monitor. Previsti seimila biglietti in distribuzione gratuita per sei settori destinati ad accogliere i rappresentanti della società napoletana e quelli delle comunità parrocchiali.

Il Santo Padre porterà  “un messaggio forte di speranza”, in un viaggio che segna la continuità con la richiesta di “riorganizzare la speranza” lanciata da Wojtyla. “Ce n’è bisogno – ha spiegato il Cardinale Sepe – perché il vero pericolo in tutte queste difficoltà è il pessimismo,  l’arrendersi alle difficoltà, il fuggire. Devo dire  che il Papa è veramente entusiasta ed ha il desiderio di conoscere questa città, che è decantata dappertutto”. Davanti ai problemi drammatici di Napoli, “è chiaro – ha assicurato l’Arcivescovo – che il Papa non potrà non sottolineare quelle che sono le luci”.

Giungerà in quel  piazzale in cui Papa Giovanni Paolo Il  lanciò un grido alla gente, un invito “a non arrendersi al male”. Una piazza che proprio la gente di Scampia, con una petizione con cui sono state raccolte circa 10mila firme, ha voluto che fosse intitolata alla memoria di papa Wojtyla come ha ricordato il presidente del comitato «PiazzaperBene» Mario Ansaldi. “Il nostro è un quartiere – ha detto Ansaldi – dove il male è manifesto mentre il bene si nasconde, eppure di bene ce n’è tanto. In questa piazza – ha aggiunto – ai margini di zone franche dell’illegalità, la gente di Scampia potrà vivere in comunione attorno a un’identità costruita su un pezzo di storia comune rappresentato dalla visita e dal monito di Giovanni Paolo II. Noi vogliamo essere i mattoni vivi di una speranza che vuole rinascere, una speranza che da oggi ha un segno visibile in questa piazza”. Una piazza che intende essere il simbolo della rinascita della periferia nord del capoluogo campano proprio in virtù del monito che il  Santo Papa  lanciò poco meno di venti anni fa. “Da qui – ha detto il presidente Malinconico – il Papa parlò con forza straordinaria contro la violenza, l’egoismo e l’ingiustizia e per dare continuità a quelle parole, noi oggi intitoliamo la nostra piazza più grande a lui perchè questa sia la piazza simbolo di tutta la gente che rifiuta l’odio, la violenza e segue la strada dell’amore e della solidarietà”.

Papa Francesco, portavoce “Chiesa povera che è vicina ai poveri”.  Un  riconoscimento dovuto da  chi opera in situazioni “di frontiera”, o meglio di diffuso “disagio sociale” in una periferia dell’area nord di Napoli, cui le diverse istituzioni non sembrano sempre amiche e vicine.

Desiderio e attesa per la venuta di Papa Francesco per dare speranza alle popolazioni alle prese con i problemi di un’abitazione, del lavoro per adulti e giovani, della sicurezza, della socializzazione giovanile. Speranza dovuta ad una  esigenza di restituire un’immagine di “normalità” del quartiere, di aggiornare l’immagine di Scampia,  realtà complessa  senza che si ignori il traffico della droga, i campi nomadi,

Da sempre considerato un quartiere incline alla sovraesposizione mediatica per quel che riguarda la devianza sociale e la criminalità e quindi dell’induzione a nomee e polarizzazioni verso certi aspetti, Scampia è considerato il quartiere delle Vele. Percorrendo le strade di Scampia si avverte la presenza viva di una diffusa religiosità. In ogni raggruppamento di palazzi, chiamati «lotti» per un’originaria definizione urbanistica, si incontrano edicole sacre o sculture con tanto di tempietto sovrastante. La maggiore frequenza spetta alle statue di Padre Pio, seguite dall’immagine della Madonna dell’Arco e dalla statua raffigurante la Madonna di Fatima. Altra statua suggestiva è quella del Redentore, in un caso sovrastante altre piccole statue. Anche nei cortili, negli androni, nei pianerottoli, è un susseguirsi di immagini e di altarini, illuminati e sempre decorati con fiori.

Da Papa Francesco per ripartire  insieme alle diverse istituzioni, organizzazioni sociali e associazioni ed operare congiuntamente per programmi di vivibilità collettiva. La Chiesa centrale quella locale con le comunità cristiane per continuare a dare il loro contributo in unità e convergenza di intenti e iniziative, e di partecipazione dei fedeli, secondo lo stile francescano del Papa argentino, per la crescita di un popolo di fedeli e cittadini.

“Come si chiamano gli abitanti di Scampia? Hanno provato a chiamarci ‘scampiesi’ ma perché creare ulteriori divisioni? Siamo napoletani, perché Scampia è Napoli” (Ciro Corona).

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