Una nuova tappa della mostra ‘Il Bello ed il Vero’  nel complesso di San Domenico Maggiore. E’ la finestra aperta su  “Giovanni Tizzano. Anteprima del Novecento”, promossa da Databenc (Distretto ad Alta TecnologiA per i BENi Culturali) nell’ambito del ciclo di iniziative per la riscoperta dell’800 napoletano che offrirà fino al 31 maggio un ricco calendario di appuntamenti presso il Complesso di San Domenico Maggiore grazie alla collaborazione con l’Assessorato alla Cultura e al Turismo del Comune di Napoli.

La mostra, a cura di Isabella Valente dell’Università di Napoli Federico II, proporrà una gran parte dei lavori dell’artista napoletano e per la prima volta saranno mostrate al grande pubblico opere inedite in gesso di rara bellezza e bronzi dalla patinatura particolare, provenienti dalla collezione degli eredi di Giovanni Tizzano.

 Scultore di prestigio nazionale e internazionale, ha lasciato una viva e attenta riflessione sull’arte contemporanea e ha partecipato tra gli anni ’20 e ’30 a numerose esposizioni internazionali (tra cui Esposizione Internazionale d‘arte di Barcellona nel 1929; Biennale di Venezia, nel 1932; II Mostra internazionale di arte coloniale, la Mostra di Arte italiana in Svizzera e la Biennale di Venezia, 1934). Vissuto tra la fine dell’800 fino al 1975, all’età di 86 anni ha lasciato ai suoi eredi e alla città di Napoli un ricco patrimonio di sculture, in buona parte ancora inedito.

Divisa tra la casa degli eredi e i depositi di Castel Sant’Elmo, la collezione sopravvive ancora intatta e inedita. Una parte di questo corpus di opere vede finalmente la luce nel Complesso di San Domenico Maggiore, un’occasione unica per il grande pubblico di ammirare un artista che merita una prestigiosa collocazione museale.

 La mostra espone sculture che ricoprono l’intero arco della sua carriera a partire da Claude Matthey, opera realistica dai tratti caricaturali per giungere a Figura di donna, in gesso bianco, completamente stilizzata.

Quello che si presenta è un repertorio straordinario di figure allungate che non perdono tuttavia le loro caratteristiche formali (Castellana e Figura di donna).

Tizzano amò accentuare parti del corpo come il collo (Testa di donna) e le braccia, lisci i tratti dei volti, i capelli suddivisi in ciocche o raccolti in pettinature (Rossana e Testa di Fanciulla). Ogni opera nasceva da un modello reale: con le sue mani raffigurò il viso della figlia in Tizzanella, originariamente intitolata Fior di Maria, e quello dei figli dei suoi più cari amici Raffaele Viviani (Totò Viviani) e Guido Casciaro (Giovina). Le materie usate furono le più diverse: pietre, cere, gessi policromi (Creola e Figura di donna in movimento), fino ad arrivare ai magnifici bronzi che creava personalmente, così a chi incontrava diceva: “Vedete le mie mani? sono come il mio cuore, sofferenti di lavoro”.

Personaggio singolare era geloso della propria opera e restio a vendere le sue “creature”, come soleva chiamarle. Il suo stile si riallacciava ai “modi angolosi e potenti della scultura gotica per la penetrazione psicologica delle figure, per la verticalità allungata dei suoi nudi […] trepidi, intensi, carichi di un dolore antico” (Paolo Ricci).

 La mostra delle sculture di Tizzano, esposte fino al 31 maggio, fa parte del calendario di eventi che condurrà alla riscoperta del valore del contesto innovativo della Napoli otto-novecentesca, all’avanguardia nel settore artistico-scultoreo di quel periodo, ricco di fermenti che hanno portato all’unità d’Italia. Cuore delle manifestazioni è la mostra Il Bello o il Vero, curata dalla professoressa Isabella Valente dell’Università di Napoli Federico II, che si rinnova e continua il suo percorso di successo proponendo un programma di iniziative che animeranno il centro storico di Napoli.

Un’opportunità per la città di Napoli e la Campania per proporre, in occasione di Expo 2015, una prestigiosa offerta culturale e turistica, sostenuta da modelli innovativi di fruizione e valorizzazione del patrimonio culturale basati su un moderno utilizzo delle tecnologie.

 nella foto Giovanni Tizzano CLAUDE MATTHEY dettaglio testa in gesso courtesy Databenc art photocredit Silvio Russino

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