Palazzo Reale mostra il Murat privato

Gioacchino Murat, il giovane e dinamico sovrano francese, inconsapevole artefice della nascita della Napoli moderna, torna a far parlare di sé attraverso tre appuntamenti organizzati dal Polo Museale della Campania, dalla Soprintendenza Belle Arte e Paesaggio per il comune e la provincia di Napoli, d’intesa con l’Ambasciata di Francia a Roma, il Consolato francese a Napoli e il Comitato nazionale per le celebrazioni del Decennio francese.

La recente mostra allestita a Palazzo Reale in occasione del bicentenario della sua morte aveva offerto al pubblico il volto della forza e del potere. La forza delle cariche di cavalleria che impongono Gioacchino come uno dei grandi protagonisti delle più celebri vittorie napoleoniche, il potere di chi, da modesto figlio di un locandiere del sud-ovest della Francia riesce ad occupare uno dei troni più antichi e illustri d’Europa.

Ora, negli “appuntamenti con Murat” previsti nei giorni 22 e 29 gennaio, ospitati sempre nella prestigiosa cornice di Palazzo Reale, si potrà incontrare un Murat diverso, più quotidiano. L’iniziativa nasce infatti con l’obiettivo di approfondire, attraverso l’uso di differenti linguaggi, la personalità di uno degli indiscussi protagonisti della storia napoletana, volendo esplorare nel dettaglio gli effetti che le sue scelte in campo militare, sociale, urbanistico e fin anche culinario siano state fonte di condizionamento e di crescita della realtà partenopea.

È l’uomo di una Rivoluzione che egli prova a imporre da sovrano con le riforme di uno Stato arretrato, ma che forse ha più fortuna quando –come racconta Philippe Daverio nella sua conferenza Che cos’è la rivoluzione, prende le forme della moda dei bagni di mare inaugurata sulla spiaggia del Granatello dalla moglie Carolina. È il re amante della dolcezza del vivere, che porta a Napoli – lo dirà Fabrizio Mangoni – i Monzù, i cuochi francesi che ci regalano gattò e babà non meno nuovi e immortali (si fa per dire) dei codici napoleonici che pure egli ci lascia in eredità. È l’eroe di Fuoco di me, lo straordinario film di Lamberto Lambertini, che muore in nome dei suoi ideali – la Rivoluzione, l’Italia unita –, ma che davanti al plotone di esecuzione, si concede un ultimo gesto di privatissima vanità: “Mirate al petto – ordina – risparmiate il volto!”.

La manifestazione è stata presentata da Mariella Utili, Direttore Regionale del Polo Museale della Campania, Luciano Garella Soprintendente Belle Arti e Paesaggio del Comune e della Provincia di Napoli. L’intervento è stato co-finanziato dal Piano di Azione e Coesione organizzazione comunicazione Assessorato Beni Culturali Polo museale della Campania Soprintendenza belle arti e paesaggio per il comune e la provincia di Napoli murat a passo di carica re di napoli appuntamenti Gioacchino Murat ritorna a Napoli a passo di carica con tre appuntamenti

 Palazzo Reale, 22 gennaio, ore 16.30, Appartamento Storico Philippe Daverio / Cos’è La Rivoluzione? prenotazione obbligatoria Sogno che genera incubi, speranza che si tinge di terrore, Rivoluzione è però sempre la parola alla quale – delusi, stanchi, impauriti – affidiamo l’idea che qualcosa nel mondo e nella vita possa cambiare. Perché gli uomini hanno bisogno di mutamento non meno di quanto abbiano bisogno di stabilità. Desiderano che tutto cambi non meno di quanto desiderano che tutto non cambi mai, nel disegno del mondo ma soprattutto nel disegno delle esistenze private. Ecco perché – racconta Philippe Daverio – le ‘rivoluzioni’ più amate, e forse anche quelle destinate a durare più a lungo, sono quelle che sconvolgono le forme del quotidiano, che scompaginano modi del pensiero, mentalità e costumi. In queste rivoluzioni non ci attendono, accigliati, né Robespierre né Lenin, e tanto meno Pol Pot. Esse hanno un profumo di libertà che le altre non possono concedersi e che per questo ne limita il raggio d’azione e ne turba, assai spesso, la memoria. Ed ecco perché, mentre il bicentenario di Gioacchino Murat e della sua Rivoluzione approdata a Napoli si chiude tra il fumo delle battaglie e il dolore della fucilazione, si apre il secolo della moglie, di Carolina, che con i bagni di mare alla villa del Granatello si fa eroina di un’altra, sorridente e intramontabile rivoluzione.

22 gennaio, ore 18.00 Palazzo Reale, Appartamento Storico Fabrizio Mangoni / Monsù. La cucina al tempo di Murat prenotazione obbligatoria Se di Napoleone si racconta che conquistò l’Egitto con le baionette e i telescopi, mescolando soldati e scienziati destinati a esplorare l’antica terra dei Faraoni, di Gioacchino Murat si può dire che conquistò Napoli con le armi e con le pizze rustiche,mescolando intrepidi cavalieri e cuochi di grande esperienza. Con i Francesisospinti dall’onda delle vittorie napoleoniche non arrivarono a Napoli soltanto i grandi ideali della libertà e della modernità civile, ma anche le saporose fragranzedei piatti che da tempo si cucinavano per le grandi tavole d’oltralpe. Da tempo, infatti, oltre che per la novità delle idee Parigi si distingueva per la creatività della sua cucina, per la capacità dei suoi magistrali cuisiniers di trasformare i prodotti generosi delle campagne francesi in pietanze eccellenti al palato e raffinate alla vista. Così tra le divise sgargianti dei nuovi padroni, fanno capolino, nelle case delle migliori famiglie napoletane (quelle, insomma, smaniose di ostentare anche a pranzo o a cena la propria simpatia per i liberatori/ conquistatori), uomini dalla divisa bianca, anonimi nell’appellativo, monsieur, che la plastica lingua dei napoletani si affretta a trasformare in Monsù. Si deve a questi eroi quotidiani, diventati presto leggendari non meno dei soldati del nuovo sovrano che la cucina napoletana deve i sartù, i gattò (pardon i gateaux) di patate e persino la genovese, che non ha nulla a che vedere con Genova, ma è un’antica ricetta ginevrina, genevoise appunto, esportata via Francia. Come del resto il babà che, nato dal gusto di un re polacco, sempre via Francia – ma per merito stavolta di Luigi XV – si assicura sulle tavole napoletane un trono destinato a rivelarsi assai più duraturo di quello, effimero e ruggente, di Gioacchino Murat.

29 gennaio, ore 17.00 Palazzo Reale, Teatrino di Corte Fuoco su di me proiezione del film e incontro con il regista Lamberto Lambertini Napoli 1815, ultimi mesi del regno di Gioacchino Murat. Trionfi e tragico epilogo di quel re che seppe nutrire, a costo di mettersi contro Napoleone, il sogno, forse prematuro, di un’Italia unita e indipendente.Sergio Scapagnini presenta Fuoco su di me, prodotto dalla Indrapur Cinematografica – Stella Film in collaborazione con Rai Cinema e Focus Film (Budapest) sceneggiatura e regia di Lamberto Lambertini con Omar Sharif Massimiliano Varrese, Sonali Kulkarni, Zoltan Ratoti, Maurizio Donadoni, Nicola Di Pinto, Antonella Stefanucci, Michele Alhaique, Surama Dr Castro, Marc Fiorini, Bruno Leone, Ernesto Lama, Susanna Smit fotografia Pino Sondelli; costumi Annalisa Giacci; scene Carlo De Marino; montaggio Anna Napoli; musiche Savio Riccardi; effetti speciali Guido Pappadà; produttore esecutivo Mino Barbera.

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