Il 12 gennaio 1859, Ferdinando II Re del regno delle Due Sicilie, nel corso del viaggio in Puglia, giunse ad Andria. Trovò la città maggiormente abbellita per celebrare la sua venuta e, contemporaneamente, il suo genetliaco. Ferdinando II, compiva 49 anni.

Andria, l’antica Nezio, che ricevette l’appellativo di fedelissima fin dai tempi normanni, volle ricordare il fausto genetliaco del Re con una lapide marmorea. Le prime ore del mattino furono dedicate da Ferdinando II a raccogliere le suppliche della popolazione. “L’adulto ed il giovinetto, l’orfanella e la vedova, il nobile ed il popolano, chi sorgeva dalla gleba o dalla mandria e chi avea sortita la culla nell’opulenza e tra i fasti d’illustre prosapia, tutti avean libero l’accesso al Sovrano”.

Dopo aver soddisfatto ad infiniti voti, il Re si dedicò agli affari di Stato  con i ministri Murena e Bianchini. Quindi, alla presenza della Regina e dei principi reali, ricevette gli omaggi dell’arcivescovo di Trani, del vescovo di Andria, dell’Intendente della Provincia, del Sottointendente del Distretto, del Capitolo, del Clero, della Gran Corte Criminale, della Gran Corte Civile e del Tribunale civile, del Sindaco, del Decurionato di Andria e delle altre restanti autorità locali. Dalla piazza, intanto, giungevano invocazioni per vedere il Re. Tutta la famiglia reale si affacciò ad una ringhiera per ringraziare la folla festante e fu ancora una volta un boato di urla festanti.

Il Re si recò, quindi, in Cattedrale per assistere ad una Santa Messa. Qui baciò più volte la Sacra Spina e partecipò alla processione che passando dalla Chiesa della SS. Annunziata, dove venerò la sacra immagine della Madonna della Pietà, si portò al Santuario di Santa Maria dei Miracoli. Era accompagnato dalla Regina, dai tre figli maschi, Francesco, Luigi ed Alfonso e dalla corte che lo seguiva nel viaggio.

Monsignor Merra descrisse la visita di Re Ferdinando al Santuario Mariano di Andria in questi termini: “Giunto appena sulla soglia del Santuario, commosso sino alle lagrime (sic), si gettò con la faccia per terra e la baciò e ribaciò devotamente, esempio da tutta la Reale famiglia imitato. Scese quindi nella sacra grotta; la visita di quel soccorpo unico nel regno, l’aspetto della veneranda Immagine di Maria, illuminata da lampade e ceri, il suono  armonioso dell’organo che si spandeva sotto quelle aeree volte, lo squillo festivo delle campane, che nella sottoposta valle ripetutamente echeggiava, il grave silenzio di quella immensa moltitudine rapirono il Monarca fuori di sé, e piegato a terra le ginocchia lungamente ed accesissimamente fu visto pregare! Forse in quell’ora raccomandava egli alla Madre di Dio l’anima sua …”.

In questa occasione Ferdinando II fece voto di far costruire, a sue spese, un tempietto nella grotta per custodire l’icona bizantina della Vergine col Bambino. La repentina morte del Re impedì l’adempimento del voto. Ci pensò suo figlio, il Re Francesco II, nel 1886, dall’esilio parigino. Costui fece costruire il tempietto nel 1886. Esso fu progettato dall’architetto Francesco Gauvaudan, eseguito da Luigi Magliulo e inaugurato il 10 marzo 1887. Venne a costare 80.000 lire italiane. Sulla soglia dell’arco centrale Francesco II fece inserire una targa in metallo  ottonato con la seguente epigrafe: “Ferdinandus II utrisque siciliae rex donavit A. D. MDCCCLIX”. Il padre agostiniano Lo Iodice, testimone oculare della realizzazione voluta da Re Francesco II, così descrisse il nuovo tempio: “.. Cosicché questa Cappella, già ricca di marmi preziosi ed ornati artistici fino al 1886, ora è una delle più belle e colossali dell’arte napoletana. Questo nuovo tempietto ornato di marmi pregiati è di altezza metri tre e 98, di larghezza metri quattro e 75 e di lunghezza metri cinque e 30. La zoccolatura nei tre lati  di marmo Bardiglio fiorito. Le colonne di marmo Ravaccione (sono i due pilastri) poggiano su due piedistalli decorati con cornici riquadrate nelle loro facce con fascie di Brulè di Francia e bugne di Portasanta nonché le basi e le cimase convenientemente scorniciate. Su tali piedistalli poggiano le basi attiche e le colonne superiori di altezza metri due e 75 baccellate (scanalate) ed impiallacciate (rivestite) di marmo Broccatello di Spagna. Nel fronte interno del tempietto sta un magnifico altare di marmo statuario con finissimi marmi colorati fra le cornici, cioè giallo antico, broccatello di Spagna, verde antico, brulè di Francia e breccia di Sicilia. E nel paliotto sta il SS. Nome di Maria di rame dorato …. Il succielo o soffitto è tutto di argento di figura rettangolare di lunghezza metri 3,67 per metri 3,44. Esso rappresenta un campo stellato nel mezzo del quale è collocato lo Spirito Santo con una raggiera corrispondente. Le stelle sono tutte dorate ad oro di zecchino per far sì che staccassero nel campo d’argento e perché maggiormente spiccasse in mezzo ad esse la colomba figura dello Spirito Santo. All’estremità e in giro di questa soffitta sta collocata una proporzionata cornice anche di argento di una forma molto semplice per dare al tutto una riquadratura conveniente. Da ultimo il peso d’argento è di libre 459,08,65 del titolo 900, 1000”.

Torniamo all’epilogo del viaggio ad Andria di Ferdinando II. Il Re, dopo aver ascoltato un inno cantato da 24 giovani orfane, allusivo alla felice visita dei sovrani, ricevette la benedizione del Santissimo. Dopo aver lasciato ingenti somme a sollievo dei poveri della città, ricevuto il commiato delle principali autorità, si diresse col seguito alla volta di Acquaviva.

 

 

 

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